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Coronavirus e datori di lavoro: le misure preventive da adottare per la tutela dei dipendenti

La diffusione del Coronavirus 2019-nCoV nel nostro territorio nazionale ha reso di fatto la Circolare n. n. 3190 del Ministero della salute dello scorso 3 febbraio non sufficientemente completa per quanto concerne misure preventive che il datore di lavoro deve adottare, con la collaborazione del medico competente, per la tutela dei lavoratori.
Ricordando l’obbligo che incombe sul datore di lavoro, ai sensi del D. Lgs. 81/2008, di tutelare i dipendenti dal c.d. “rischio biologico”, la circolare n.3190 fa riferimento alle indicazioni generali rilasciate dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità con riferimento alla prevenzione dalle malattie trasmesse per via respiratoria e alla comune misure preventive (igiene personale) in quanto emessa in data in cui il virus era considerato estraneo al territorio nazionale.
Essendo decaduta la condizione di assenza del virus dal territorio nazionale, è probabile che il Ministero della salute prenderà ulteriori (e più drastiche) nuove decisioni, oltre al già varato trattamento sanitario obbligatorio di quarantena.
Per quello che riguarda invece la categoria dei “casi sospetti” l’allegato 1 della circolare del Ministero della Salute del 27.1.2020 aveva già imposto misure più specifiche: l’obbligo di contattare i servizi sanitari, dotare i dipendenti delle maschere chirurgiche, lavare accuratamente le mani ed evitare o prevenire il contatto con liquidi delle persone contagiate o con materiali infetti o comunque utilizzati da persone contagiate.
Rientranti nella categoria di casi sospetti sono gli individui con una infezione respiratoria acuta grave, (a meno che non vi siano altre spiegazioni cliniche ) che abbiano viaggiato o siano stati residenti in Cina nei 14 giorni precedenti ai primi sintomi o che sia un operatore sanitario che abbia lavorato in ambienti o strutture in cui sono presenti pazienti con infezioni respiratorie acute gravi. (Posta anche in questo caso l’assenza di spiegazioni cliniche)
Vengono considerati “casi sospetti” anche coloro che hanno una malattia respiratoria acuta i quali siano stati a contatto con casi probabili o accertati di Coronavirus, che abbiano lavorato o visitato un mercato di animali a Wuhan, in Cina (focolaio iniziale del virus), o che abbiano lavorato o abbiano frequentato strutture sanitare in cui sono stati ricoverati pazienti per infezione da Coronavirus 2019-nCov.
Le suddette ipotesi devono rientrare nell’arco temporale di 14 giorni dall’insorgenza della sintomatologia.
Rimangono ovviamente punti cardini per la tutela dei dipendenti dal “rischio biologico” tutte quelle manovre utili per mantenere la salubrità dell’ambiente e l’igiene personale tra cui l’utilizzo di erogatori di gel antibatterici.
Al fine di attuare misure specifiche calibrate sulla base delle condizioni del luogo di lavoro, inoltre, sono diverse le possibili soluzioni che i datori di lavoro utilizzano per i lavoratori in trasferta in zone a rischio o rientranti da zone “in quarantena”. Su tutte le Smart Working o lavoro remoto, fino alla sospensione della dell’attività lavorativa pur in costanza di retribuzione.
Viene infine considerato tendenzialmente legittimo il rifiuto del lavoratore dipendente al trasferimento o al distacco in zone considerate a rischio.

 

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