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La crescita dello Smart Working in Italia: vantaggi e svantaggi del lavoro agile

Il fenomeno dello smart working (o lavoro agile) in Italia nell’ultimo anno è cresciuto considerevolmente, è infatti stimabile un aumento del 20% rispetto all’anno passato. Ma che cosa si intende quando parliamo degli smart worker?
Gli smart worker sono dei lavoratori subordinati che godono di grande flessibilità in quanto a orari e luogo in cui eseguire la prestazione lavorativa. Studi effettuati dall’’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net) hanno mostrato come tale fenomeno in Italia sia ormai una consuetudine per le grandi imprese (il 56% di questa ha posto in atto iniziative strutturate di lavoro agile) mentre è un fenomeno nuovo e ancora in piena fase sperimentale per la Pubblica Amministrazione e le piccole-medie imprese dove le iniziative strutturate si attestano intorno al 10%. Con Smart working non deve però intendersi solo una maggiore flessibilità e la conseguente possibilità di lavorare da casa; il lavoro agile rappresenta infatti un vero e proprio cambiamento che vede nelle esigenze delle persone il suo leitmotiv.
Diverse ricerche hanno infatti testimoniato come gli smart worker siano soddisfatti della propria condizione lavorativa e si sentano maggiormente coinvolti nella realtà aziendale. Le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di implementare lo smart working internamente hanno riscontrato un miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata e la crescita motivazionale dei dipendenti, con un conseguente maggior coinvolgimento nell’attività aziendale.
Rappresentando comunque un metodo lavorativo non tradizionale vanno segnalate le principali criticità riscontrate nell’utilizzo.
Sicuramente la gestione delle urgenze e l’utilizzo delle tecnologie, rappresentano una difficoltà notevole, in particolar modo per le generazioni non digitali.
Rappresenta una possibile criticità anche il rischio di isolamento, in quanto si viene a creare una distanza tra il lavoratore, i colleghi e l’ambiente lavorativo stesso che può essere percepito in modo negativo.
Essendo lo smart working una tipologia contrattuale fortemente flessibile e personalizzabile, è stata sottolineata dai sindacati la possibilità che sorgano clausole di tipo vessatorio a favore del datore di lavoro.
Va sottolineato comunque come, per il momento, lo Smart working è nella maggior parte dei casi offerto al lavoratore come una possibile scelta contrattuale; il dipende dovrà dunque analizzare con attenzione le condizioni propostegli, prima di accettare un cambio così radicale nei metodi lavorativi.
È a nostro avviso importante, specialmente per le piccole-medie imprese più scettiche sull’argomento, il ruolo della formazione dei dipendenti prima dell’applicazione stessa.

Per le grandi aziende invece, lo smart working è già una realtà consolidata, con oltre il 50% dei manager intervistati che dichiara di non aver riscontrato alcuna problematica di rilievo a livello tecnico ed organizzativo.
Il trend di crescita del fenomeno è nel nostro paese, “non abbastanza veloce”, come affermato da Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working. L’economia italiana risulta infatti in ritardo nell’implementazione dello smart working soprattutto nelle PMI e nella PA che rappresentano il “cuore” del nostro sistema economico.
Secondo l’Osservatorio sullo smart working questo ritardo ha ripercussioni negative sul mercato italiano: l’adozione dello smart working renderebbe il mercato del lavoro più moderno e le imprese più competitive, attrattive e economicamente sostenibili.

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