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Whistleblowing e tutele: maggiore protezione per chi denuncia comportamenti illeciti o pericolosi sul luogo di lavoro

Con il termine “whistleblowing” intendiamo quelle segnalazioni dei lavoratori che nello svolgere le proprie mansioni abituali, si accorgono di un comportamento illecito o pericoloso che possa recare danni all’ente per il quale lavorano ma anche a colleghi, clienti o qualsiasi altro individuo.
I recenti scandali di Panama Papers o Cambridge Analytica hanno evidenziato l’importanza di tali soggetti dal forte senso etico e la necessità di tutelare la loro delicata posizione da molestie, minacce e provvedimenti ingiustificati.
LA DIRETTIVA UE
Proprio in quest’ottica, Il 7 ottobre il Consiglio europeo ha formalmente adottato la direttiva UE sulla protezione dei whistleblowers, direttiva che dovrà essere recepita dagli stati membri nel tempo limite di due anni.
La direttiva Ue obbliga le aziende con almeno 50 dipendenti o con almeno 10 milioni di fatturato ad offrire canali interni per segnalare gli eventuali illeciti, con lo scopo di garantire la massima riservatezza ai soggetti segnalatori.
Sono poi dettate protezioni più specifiche per quello che concerne le ritorsioni, come nei casi delle sospensione, delle retrocessioni e delle intimidazioni.
Le tutele sono estese inoltre ad un numero maggiore di soggetti (tirocinanti, volontari, fornitori ma anche gli stessi azionisti) ma anche ai membri della famiglia ed ai colleghi degli informatori.
Sono aggiunti come strumenti di protezione: la riassunzione provvisoria, l’accesso gratuito a informazioni per la tutela, oltre che l’assistenza legale e finanziaria. Va sottolineata inoltre, l’esclusione di responsabilità in alcuni tipi di procedimento come ad esempio la diffamazione (esclusione non prevista dalla normativa italiana), la violazione del copyright o del segreto, anche industriale, la tutela dei dati personali oltre che il risarcimento danni.
Le autorità pubbliche e le imprese a loro volta saranno tenute a rispondere e dare seguito alle segnalazioni dei whistleblower entro 3 mesi, con la conseguenza che in caso di mancata risposta, l’informatore avrà la possibilità di divulgare e pubblicare le informazioni raccolte.
COSA CAMBIA IN ITALIA?
La direttiva Ue porterà nel tempo limite di due anni ad alcune modifiche rispetto alla legge 179/2017 attuata al momento in Italia.
Questo perché nel settore privato, la Direttiva Ue estende la propria normativa a tutte le imprese con più di 50 dipendenti, e non come fino a questo momento, solo a quelle imprese che applicano il Modello organizzativo di gestione dei rischi 231, condizione sine qua non viene applicata la normativa italiana.
Per quello che concerne invece il settore pubblico, le regole Ue lasciano libertà agli Stati di esentare le aziende dei Comuni con meno di 10 mila abitanti e agli enti pubblici con un numero di dipendenti inferiore alle 50 unità.

 

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