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Rinnovo dei contratti a termine: aumenta il contributo addizionale NASpi

Il decreto-legge 12 luglio 2018,n.87, il cosiddetto “decreto dignità” ha introdotto alcune modificazioni per combattere il precariato e limitare i contratti di lavoro a tempo determinato.
Il decreto, oltre ad aver ridotto a 12 mesi la durata massima del tempo determinato (anche per i rapporti di somministrazione di lavoro) e a 24 mesi la durata massima in caso di prolungamento del rapporto, prevede come punto di riferimento del proprio testo l’aumento del contributo addizionale NASpI, dovuto dai datori di lavoro, nella misura dello 0.5% in occasione di ciascun rinnovo di un contratto di lavoro a tempo determinato.
L’Inps ha fatto sapere attraverso una circolare che i pagamenti da parte di aziende e datori di lavoro devono partire da settembre, con il pagamento degli arretrati dall’entrata in vigore del Decreto Dignità, il 14 luglio 2018. Nella circolare è poi specificato che la nuova norma è in vigore dal 31 ottobre 2018, ma la decorrenza di applicazione del contributo addizionale Naspi rimane fissata al 14 luglio 2018. Ai soli fini della determinazione dell’addizionale non si tiene dunque conto dei rinnovi avvenuti precedentemente al 14 luglio 2018.

La circolare Inps fa poi chiarezza sulla differenza tra proroga e rinnovo sottolineando “qualora venga modificata la causale originariamente apposta al contratto a termine si configuri un rinnovo e non una proroga anche se l’ulteriore contratto segua il precedente senza soluzione di continuità. In tale ipotesi trattandosi di rinnovo l’incremento del contributo addizionale è dovuto. Diversamente, nell’ipotesi in cui le parti abbiano stipulato un primo contratto privo di causale, perché di durata inferiore a 12 mesi, e successivamente abbiano prolungato la durata del contratto oltre i 12 mesi, indicando per la prima volta una causale, si configura una proroga e non un rinnovo. Trattandosi di proroga l’incremento del contributo addizionale non è dovuto.”
Come accennato precedentemente, al primo rinnovo la misura originaria dell’addizionale Naspi (1.4%) sarà incrementata dello 0.5%; al secondo rinnovo ci sarà un nuovo incremento dello 0.5% e così sarà anche in occasione del terzo rinnovo.

  CONTRATTO ORIGINARIO…ADDIZIONALE NASPI= 1,4%;

  1° rinnovo…ADDIZIONALE NASPI= 1.9% (1,4% + 0,5%);

  2° rinnovo… ADDIZIONALE NASPI= 2.4% (1,9% + 0,5%);

  3° rinnovo…ADDIZIONALE NASPI= 2,9% (2,4% + 0,5%).

Sono esclusi dall’applicazione dell’addizionale Naspi:
-I rapporti a tempo determinato degli operai agricoli, per effetto delle previsioni dell’articolo 2, comma 3, della legge n. 92/2012, che escludono gli stessi dall’applicazione del regime della Naspi;
-I rapporti di lavoro contemplati dall’articolo 2, comma 29, della legge n. 92/2012.
Sono esclusi dall’aumento contributivo anche i rinnovi dei contratti domestici e i rinnovi dei contratti a tempo determinato stipulati dalle Pubbliche Amministrazioni.
Esulano dall’applicazione del contributo addizionale tutti i rinnovi dei lavoratori adibiti a svolgere attività di insegnamento, di ricerca scientifica o tecnologica, di trasferimento di know-how e di supporto, di assistenza tecnica o coordinamento all’innovazione, stipulati da:
- Università private, incluse le filiazioni di università straniere;
- Istituti pubblici di ricerca;
- Società pubbliche che promuovono la ricerca e l’innovazione;
- Enti privati di ricerca.

Le attività stagionali invece rientrano nel campo di applicazione dei contributi addizionali, mentre restano esclusi apprendisti e lavoratori con contratto di lavoro a termine che sostituiscono lavoratori assenti.
Vi sono poi due casi in cui i datori di lavoro possono beneficiare della restituzione dell’importo erogato: si fa riferimento alla trasformazione del contratto a tempo indeterminato e all’assunzione del lavoratore a tempo indeterminato entro il termine di sei mesi dalla cessazione del precedente contratto a termine.
In entrambi i casi, la restituzione opera al termine del decorso del periodo di prova.
Se vi sono stati più rinnovi il Datore di lavoro può recuperare soltanto il contributo relativo all’ultimo rinnovo.

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